Dalle ricerche documentarie fino ad oggi compiute
le prime notizie sui nostri luoghi provengono da fonti
religiose conservate nell'Archivio Arcivescovile di
Lucca.
Un documento del '776 cita per la prima volta il
luogo indicato "ad Montem" e nel 787 è
attestata l'esistenza della chiesa di Santa Maria sulla
collina.
Possiamo senz'altro confermare la definizione di Santa
Maria a Monte come antichissimo e già formidabile
castello, fu infatti il primo castello del Valdarno,
documentato fin dal '906, come feudo dei vescovi di
Lucca.
Data l'ottimale localizzazione sulla sommità
di un promontorio, deve essere stato oggetto di insediamenti
umani sin dalla remota antichità, come proverebbero
anche i risultati dei recenti scavi archeologici effettuati
nell'area della rocca medievale.
Sulle sommità del colle sono state ritrovate
infatti tracce di numerose "buche di palo"
e reperti ceramici e numismatici che attesterebbero
una continuità di insediamento. Nei documenti
dell' VIII e IX secolo sono nominati vari villaggi
dove si edificarono edifici di culto creando una rete
di diffusione del cristianesimo in rapida espansione.
L'allargamento del dominio religioso ed il consolidamento
del ruolo politico militare all'interno del sistema
collinare delle Cerbaie (che comprende, a partire dal
X secolo anche i vicini castelli di Montecalvoli e Pozzo)
creano le condizioni per il rapido sviluppo dell'insediamento,
organizzato a corona intorno al nucleo fortificato del
castello, all'interno del quale si trova anche la Pieve
di S. Maria.
Per la sua posizione strategica, l'insediamento viene
coinvolto nelle lotte tra Pisa, Lucca, e Firenze che
si svolgono fra il XIII ed il XIV secolo.
Nel 1261 S. Maria a Monte viene conquistata dall'esercito
pisano, che la tiene sotto la sua influenza per
alcuni anni per poi cederla nuovamente al dominio Lucchese,
guidato in quegli anni da Castruccio Castracani a cui
resta ancora oggi una torre a lui intitolata .
Nel 1327 la città cade ad opera dell'esercito
fiorentino che occupa e rade al suolo il castello, per
poi procedere nel 1355 alla sua ricostruzione ed alla
fortificazione dei tre giri di mura esistenti, iniziando
anche un quarto giro di mura mai terminato.
L'affermazione dell'influenza fiorentina sancita definitivamente
e spontaneamente dal Comune di S. Maria a Monte fu estesa
all'intero Valdarno a partire dal XV secolo.
Il grande dominio fiorentino nel corso del XV e XVI
secolo dette luogo alla creazione di un ricco ed articolato
sistema di fattorie che attivò una fase di rilancio
dell'economia rurale, che si traduce anche in una rinascita
demografica delle campagne. L'insediamento di S. Maria
a Monte si caratterizza dunque, a partire dal XVI
secolo, (SMAM venne scelta da numerose famiglie
fiorentine di nobile origine, come i Medici, gli Albizi,
i Segni) come capoluogo di un territorio a forte economia
agricola e non conosce più rilevanti trasformazioni
urbanistiche fino alle operazioni di ristrutturazione
ottocentesca.
Gli elementi principali che caratterizzano ancor oggi
il territorio si delineano in questa era: gli insediamenti
umani avevano il loro centro sviluppato intorno all'antico
castello di S. Maria a Monte sul versante meridionale
delle Cerbaie e quello di Montecalvoli sulle estreme
propaggini; nella pianura della valle dell'Arno si erano
sviluppati i borghi delle località di S. Donato
e Cinque Case; la parte collinare - boschiva si popolava
in torno ai nuclei dei poderi della fattoria delle pianure,
dal declivio delle colline Cerbaie fino all'area palustre
al confine con il lago di Bientina.
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Nel '700 le riforme granducali e in particolare
l'emanazione dell'unico codice civile, significarono per
i nostri comuni la perdita dell'autonomia legislativa
risalente agli statuti medioevali. I problemi della pianura
venivano gestiti globalmente nell'organizzazione Medicea
dalle "Regie possessioni", in relazione alle
fattorie granducali nate intorno al padule di Fucecchio:
è proprio a partire dal settecento che la zona
di Fucecchio, Santa Croce, Castelfranco, Santa Maria a
Monte e Montecalvoli assume il nome di pianura delle "Cinque
Terre". L'economia agricola del paese vedeva la diffusione
del sistema dei poderi affittati a famiglie di mezzadri
e s'ampliò la concessione di sempre più
vasti appezzamenti del territorio di proprietà
comunale che sono stati l'origine della diffusione della
frammentarietà della proprietà, caratteristica
conservata fino ad oggi.
Con l'800 alle fonti documentarie si aggiunge un
importante strumento di conoscenza che è rappresentato
dai catasti, soprattutto dal Catasto Ferdinandeo - Lepoldino;
voluto dal granduca di Toscana Ferdinando III a partire
dal 1816 e poi proseguito da Leopoldo di Lorena.
Questo nuovo sistema ci offre un'immagine della proprietà
in Toscana dal 1832 in poi.
Dalla lettura delle mappe ricaviamo notizie importanti
sul disegno territoriale, sul disegno della viabilità,
sull'idrografia, sul tipo di insediamento presente in
quel momento.
La vitalità economica è evidente dalla
presenza di strade che raggiungevano la comunità
e dalla fine del '700 in poi troviamo numerose opere
di manutenzione e rifacimenti.
Anno importante da segnalare è il 1868:
Montecalvoli perde la sede comunale e viene aggregato
al comune di Santa Maria a Monte. Negli anni successivi
fu avviato un processo di costruzione di una nuova sede
municipale nel capoluogo che venne realizzata tra il
1870 e il 1872, questo comportò il nuovo ridisegno
del centro storico di Santa Maria a Monte, infatti si
procedette all'abbattimento di una parte di mura del
castello medioevale e si effettuò uno sboscamento
della collina per creare una nuova strada che chiuse
in un anello la viabilità intorno al nucleo storico,
la Via Nuova.
Il nuovo palazzo municipale si pose così al centro
delle strade di accesso e sulla nuova piazza principale
che non era più quella "della chiesa"
che era anche "del mercato" fin dal medioevo
ma quella del nuovo spazio civile.
L'ultima variazione amministrativa avvenne nel 1925
quando il comune, con tutto il valdarno inferiore, passò
dalla provincia di Firenze a quella di Pisa, nel nuovo
ridisegno voluto dal governo fascista.
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